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Augusta Veleiatium




Un po' di storia...


Veleia sorge nella media Valle del torrente Chero, in comune di Lugagnano Val d’Arda (PC) ed è in epoca romana una fiorente città, capoluogo di un ampio territorio montano esteso dalla Valle del Taro a quella del Trebbia, confinante con i territori di Parma, Piacenza, Libarna, Lucca.

La città si sviluppa su un’area che in precedenza ospitava un insediamento protostorico legato alla tribù  dei Liguri Veleates Veliates, testimoniato dal rinvenimento di un sepolcreto a cremazione a nord-est dell’abitato romano.

Domata la resistenza delle popolazioni indigene che si opponevano all’espansione di Roma, Velleia diviene nell’89 a.C. colonia latina e nel 49 a.C. Municipio, ottenendo la piena cittadinanza con l’iscrizione alla tribù Galeria. Lo sviluppo economico e civile della città è dovuto non solo a motivazioni di carattere politico e militare, ma anche alla presenza nel terreno di acque cloruro-sodiche, apprezzate per le loro proprietà terapeutiche.

Veleia gode di particolare prosperità nella prima età imperiale, periodo di grande sviluppo edilizio e monumentale, visibile nell’attuale area archeologica. Le statue rinvenute nella basilica testimoniano il legame della città con la famiglia Giulio-Claudia, e i monumenti onorari del foro attestano la devozione all’autorità imperiale.

A partire dalla prima metà del II secolo d.C. inizia per Velleia una progressiva crisi economica, attestata dal rinvenimento della Tabula Alimentaria, la più grande iscrizione su bronzo nota del mondo romano, testimonianza della concessione di Traiano di un prestito ipotecario agli agricoltori, i cui interessi erano destinati al mantenimento dei giovani indigenti.

La città è frequentata fino al V secolo d.C., come si deduce dal rinvenimento di testimonianze numismatiche; la sua fine rientra probabilmente nel fenomeno del progressivo abbandono dei luoghi, caratteristico del periodo successivo al crollo dell’Impero Romano d’Occidente, e dello spopolamento delle città montane che risentivano delle carestie e degli eventi bellici che devastavano la pianura.

Gli scavi del centro urbano romano iniziano a partire dal 1760, in seguito al rinvenimento casuale nel 1747, della Tabula Alimentaria. Gli edifici messi in  luce sono articolati su una serie di terrazze: il foro, centro civile e sociale della città, si presenta come una piazza rettangolare porticata, pavimentata con lastre di arenaria. Sui due lati lunghi si aprono le tabernae, botteghe costituite da ambienti rettangolari affiancati l’uno all’altro, mentre sul lato sud vi è la Basilica a unica navata,  dove si amministrava la giustizia e si adempivano i principali uffici pubblici. Sulla terrazza superiore sono visibili i resti di un edificio termale e, di fronte,  un quartiere d’abitazione, in cui si distingue la domus del cinghiale, esempio tipico di domus romana cisalpina. I materiali rinvenuti (bronzetti, statue, marmi, iscrizioni) sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma.





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